L'ennesimo soleggiato weekend belga, l'ultimo secondo le più fosche previsioni, si caratterizza per la forte presenza monarchica, ben salda nelle facce sulle monetine.
Sabato mattina, dopo una rincuorante cena vietnamita a casa di un amico (canadese) vietnamita, come un terzo della popolazione di questo piccolo paese ci rechiamo alla Gare Centrale, onde prendere il treno che, diretto verso nord-ovest passando per il sud della Gare du Midi, ci porterà a Ostenda (Oostend, Ostende). Un esperienza notevole: tutte le città turistiche sono toccate dal convoglio, e l'affluenza ne risente notevolmente, tanto che solo a Bruges, penultima fermata, ci si riesce a sedere.
Chi è già stato al mare in un posto un pochetto a Nord non avrà problemi a capire Ostenda. Una città particolarmente brutta, almeno al nostro occhio frettoloso, moderna, piena di casino, giostre e musica a palla alle quattro del pomeriggio, con un kilometro di negozi e bancarelle di pesce sul lungomare. Mi è sembrata un incrocio tra una Lloret de Mar più fredda, un orribile parco giochi in Irlanda che non ricordo più dove fosse, e una Caorle molto più brutta anche se non so perché, forse per la gente sulle panchine compostamente sbracata al sole e per i calamari fritti. Estetica a parte siamo stati benissimo, picniccando sulla spiaggia con i nostri onnipresenti panini e con una tiepida ma simpatica birra belga, opportunamente coperti da pile felpa, almeno in serata.
Citazione della giornata: Giacomo: "Ah Alonso, ma dove cavolo vai, scendiamo in spiaggia qui! Guarda che poi è lontano il doppio, perché si cammina ad andare e pure a ritornare! Tu studi economia, lo dovresti sapere! (Chissà perché poi, ndr)" Alonso "Sì, ma quello che contano sono le preferenze: andiamo avanti, che stare in spiaggia accanto allo sbocco della tubatura per me è un male, non un bene!"
Oggi pomeriggio, invece, gita al parco di Laeken, situato sotto l'Atomium, residenza della famiglia reale belga, principale contributrice allo sviluppo anche di Ostenda.
Picnic luculliano, grazie alla domenicale gita al mercato dei miei amici (io mi sono svegliato all'una, e dico solo mezza verità) e ai loro lussuosi avanzi di frigo: Brie, olive greche, paté di non so bene cosa, insalata con indivia belga, pomodori, caprice de dieux, vino rosso e, per concludere, praline di Leonidas. Io contribuisco piuttosto modestamente, ma non mi nego quando si tratta di aiutare a finire gli avanzi. Passata la cecagna, si gironzola per il parco, un'occhiata al castello, nel quale abbiamo visto entrare un pickup Dodge acchittatissimo che ci ha fatto molto dubitare sulle Reali Frequentazione, e alla Torre Giapponese e al Padiglione Cinese, due robe kitschissime ma divertenti costruite all'inizio del secolo una affianco all'altra. Niente foto causa temporanea assenza di macchinetta, tornerà presto, e forse me ne farò passare qualcuna dagli altri. Dopodiché 23 + metro fino a Delta e poi bici fino a casa, dove mi ha atteso un sacco pieno di calzini.. e ora, a fare la cena!
domenica, ottobre 12, 2008
Più realisti del Re
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1 commenti:
Riguardo alla citazione credo che Giacomo abbia associato il significato di 'economo' alla parola 'economista'...
c'è una certa probabilita' che dicendoglielo lo faccia sorridere,
altrimenti rimane solo un inutile commento!
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